| Un new deal civico per la sinistra milanese | | Stampa | |
| Domenica 06 Giugno 2010 10:01 |
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L'eco suscitato dal Manifesto per Milano è l'ultimo esempio di un sommovimento civico che negli anni è diventato impetuoso, con una proliferazione di iniziative di scopo e di luogo dal comune denominatore: in città non si riconosce il sistema politico quale interlocutore adeguato. Questa bassa reputazione dell'istituzione politica dovrebbe preoccupare chi governa da lustri, ma dovrebbe anche costringere il centro-sinistra cittadino a ripensare sé stesso. Lo suggeriscono anche i sondaggi di opinione effettuati a Milano: il giudizio fortemente negativo sull'amministrazione cittadina non trasferisce automaticamente fiducia a favore dell'opposizione. Quest'ultima è chiamata a un deciso rivolgimento identitario per essere considerata alternativa di governo, in una città che difficilmente affida la propria guida a chi non segna nuovi corsi politici. La sfida del centro-sinistra milanese potrebbe chiamarsi 'new deal civico': un'azione e una chiave di appartenenza non più ideologica ma orientata al benessere dei cittadini e alla cura dei loro luoghi di vita; un fortissimo civismo che unisca gli abitanti intorno ai valori della vita associata, aggregando persone che, pur appartenendo ad ambiti sociali differenti, si battano per la tutela della comunità in una città libera,accessibile e gradevole. Per la sinistra milanese ciò costituirebbe una coraggiosa evoluzione rispetto alle proprie tradizioni culturali, e anche un superamento della semplificazione che ritiene il civismo un'offerta elettorale di liste o di candidati sindaci. La narrazione civica dovrebbe invece costituire il 'cuore nuovo' del pensiero politico : polmone di un'azione mirata a tutelare la cittadinanza e l'habitat territoriale anche con coraggiose innovazioni progettuali e strategiche, tratti così diffusi nel sistema-città e così scarsi nella sua guida politica. Questo rinnovamento genererebbe sicuramente una maggiore osmosi con i bisogni e i saperi dei cittadini, formando una nuova classe dirigente con punti di vista e visioni di futuro coerenti con una metropoli che concepisce sé stessa come terra di frontiera. Insomma, un diffuso fermento che potrebbe rivoluzionare i contenuti, i linguaggi e le figure retoriche che spesso inchiodano la cultura di opposizione ad antichi simulacri. Chissà che il 'new deal civico' non possa rappresentare il sol dell'avvenire che nella sinistra politica milanese latita da decenni. Davide Corritore dal Corriere della Sera del 6 giugno 2010 |