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Dare il voto ai teen-agers per renderli più responsabili |
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Lunedì 16 Luglio 2007 09:36 |
È noto che i ragazzi di oggi vivano anticipatamente esperienze riservate in passato a età più avanzate. Le statistiche sono inequivocabili, a cominciare dall'età più ridotta delle prime sigarette e dei primi rapporti sessuali. La stessa precocità è riscontrabile sul fronte economico: a differenza di un tempo gli adolescenti sono soggetti attivissimi sul fronte dei consumi e partecipano in prima persona alle scelte familiari di spesa. Non a caso i teen-ager sono un target sempre più ricercato dalle campagne pubblicitarie e di marketing.
Ci si chiede, di fronte a questa precoce iniziazione ai costumi e ai consumi, se i giovanissimi siano cresciuti in maniera analoga nella relazione con l'habitat civico e sociale che li circonda. In particolare nella conoscenza della vita di comunità, delle sue regole e delle sue modalità di funzionamento. La risposta è nota: i giovani vivono il contesto politico e amministrativo come un pianeta alieno. Per coprire questa distanza tra un'adultità precoce e un istinto civico ancora immaturo, in Austria si è pensato di rafforzare l'attenzione dei giovani alla vita della comunità con un recente disegno di legge che abbassa a 16 anni l'età di voto. Di fronte a questi temi non è insensato pensare che anche Milano — fortemente bisognosa di politiche giovanili in un contesto demografico sempre più anziano — possa promuovere un progetto di partecipazione attiva dei giovanissimi alla vita amministrativa, anche innovando le esperienze citate in precedenza.
Un'ipotesi potrebbe essere quella di chiamare al voto i giovani tra i 16 e i 18 anni per eleggere in consiglio comunale e in ogni zona, in concomitanza con il voto amministrativo, una consulta di giovanissimi della stessa età. La missione della consulta potrebbe essere l'iniziazione alla conoscenza del territorio e alla partecipazione alla vita civica e amministrativa della città. Gli eletti, ovviamente non pagati, potrebbero ad esempio avere facoltà di parola nei consigli, diritto di presentare mozioni e ordini del giorno, e altre attività da approfondire e inglobare negli attuali regolamenti consiliari della città. È probabile che un'iniziativa di questo tipo possa generare complessivamente qualche decina di eletti, e un discreto moltiplicatore di giovanissimi candidati e votanti (nonché un forte interesse delle loro famiglie). Ed è anche possibile immaginare che tra le decine di eletti ce ne sia qualcuno che, in prospettiva, decida di continuare l'esperienza politico-amministrativa contribuendo così ad abbassare l'età della classe politica. L'auspicio è che Milano investa sui giovani come soggetti attivi della vita cittadina, non pensandoli solo come soggetti passivi di intrattenimento e di consumo. Se ciò avvenisse, nella capitale italiana degli affari, sarebbe doppiamente meritevole.
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