E’ audace sperare? | Stampa |
Lunedì 28 Maggio 2007 21:57
E’ audace sperare che i primi passi del Partito Democratico milanese facciano dimenticare le frustate simboliche inferte con la costituzione del comitato nazionale 14 ottobre? E’ audace sperare che a Milano l’organismo promotore del PD esprima leggerezza e confini certi senza essere preda della bulimia che ha appesantito da 30 a 40 a 45 i membri del comitato nazionale? E’ audace sperare che l’età media dei componenti del comitato milanese sia abbassata di un terzo rispetto alla media nazionale, con un’età media di 40 anni anziché di 57? E’ audace sperare che a Milano il 50% dei componenti del comitato promotore non sia iscritta ai partiti fondatori, con una soglia di apertura che a livello nazionale non è riuscita a superare quota 20%? E’ audace sperare che la quota di donne sia superiore al 30% espresso a livello nazionale? E’ audace sperare che nel comitato promotore possano trovare spazio volti e mondi nuovi? Forse sperare tutto ciò è audace, ma non è audace prevedere il forte impatto emotivo generabile a Milano dal coraggio di compiere queste scelte. Per non parlare della novità di una città che diverrebbe esempio politico per tutta la nazione. Ragioni così valide da invocare non solo l’audacia della speranza ma anche l’appoggio concreto di tanti a sostenere queste istanze.
 
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