Lettera aperta ai democratici: perché mi candido | Stampa |
Martedì 21 Ottobre 2008 17:40
Cari democratici di Milano, quando un anno fa decidemmo di aderire in tanti alla fase costituente del Partito Democratico, eravamo accompagnati dal fervore che accompagna le cose nascenti. Non sapevamo che volto e corpo avrebbe avuto questo nuovo partito, ma sentivamo che ognuno di noi avrebbe potuto contribuire alla sua crescita dando il meglio di sé. L'idealizzazione per la sua vita futura era molto forte, così forte da spiegare tanta parte della disillusione che riscontriamo in tanti. Una disillusione che in alcuni si trasforma a volte in rabbia, per la percezione di un'attesa tradita. Sì, perché credo sia questa l'origine del malessere di tanti democratici: il senso di smarrimento per una nuova identità annunciata e spesso non praticata, sia nei processi partecipativi interni che nella visione della società esterna. Sui processi interni la mente torna alle nostre primarie fondative: senza preferenze e con meccanismi di cooptazione che hanno rinnovato l'antica tradizione che vedeva pochi decidere per tutti, usi e costumi rinnovati anche nella selezione delle candidature per il parlamento. A ciò si è aggiunta la sconfitta elettorale, cocente perché inattesa in quelle dimensioni, cocente perché la vocazione maggioritaria aveva per il momento provocato più vuoti tra i nostri vicini che tra i nostri avversari, cocente perché si capì che la traversata verso un nuovo futuro sarebbe durata anni. Alla delusione della sconfitta è seguito - soprattutto nei nuovi arrivati e nei più giovani- un certo disagio per le dinamiche interne al partito, spesso legate ad aspirazioni di potere interno anzichè a volontà di interazione tra esperienze.
E' anche in questo contesto emotivo che Milano si avvicina alle elezioni del coordinatore cittadino del prossimo 16 novembre, carica a cui ho deciso di candidarmi. Ci si chiederà, perché - dopo un'analisi così cruda della situazione - abbia deciso di farlo. Perché non voglio rinunciare alle speranze comuni di un tempo, perché credo che il disagio esprima il desiderio di rinnovare le passioni, perché credo nella capacità degli uomini di allearsi nei momenti di maggiore difficoltà. Se riuscirò ad essere eletto inseguirò soprattutto questa alleanza: essere squadra e fare squadra, attingendo dalla risorsa collettiva dei circoli per costruire un progetto politico milanese fortemente motivante. E cercherò questo senso di squadra fin da questo istante, chiedendo firme di sostegno alla mia candidatura in modo trasversale, cercando di superare gli assetti precostituiti che hanno caratterizzato la storia anche recente di questo partito. Non riuscirei mai ad essere il candidato di correnti o il candidato di correnti che si incontrano, ma solo di persone che decidono di innovare collettivamente - e in profondità - idee, proposte, e linguaggi della propia esperienza. Nel documento programmatico che allegherò alla mia candidatura formale all'inizio della prossima settimana, proporrò alla discussione dei circoli alcune prime azioni in cui impegnarsi in città e sul territorio, con una particolare attenzione alla creazione di momenti continui di discussione politica, all'investimento nella formazione permanente, all'osmosi con nuove competenze, alla creazione di servizi di utilità concreta per i cittadini, all'esercizio reale della democrazia interna, all'utilizzo delle nuove tecnologie.
Prendendo spunto da una bella lettera scritta ai circoli da 15 persone di cui ho grande stima (intitolata "Un partito che torna a respirare"), spero di vivere insieme a loro e a tutti voi la "passione organizzata", di un comunità di persone che in modo innovativo riscopre il senso e lo spirito di una missione collettiva.

Un caro saluto a tutti, e un grazie di cuore a chi vorrà condividere questa avventura.
Farò di tutto per essere all'altezza.

Davide Corritore
 
Joomla 1.5 Templates by JoomlaShine.com