Corritore: sui derivati il Comune deve impugnare i contratti | Stampa |
Sabato 20 Settembre 2008 18:11
L'indice di quotazione del rischio di insolvenza delle 4 banche, cui si è rivolto il Comune, è passato in media dall'1,08 al 2,40%. L'onda della crisi della finanza americana potrebbe travolgere anche il Comune di Milano. E il veicolo è quello dei derivati, che a giugno già facevano segnare una minusvalenza di 300 milioni di euro per le casse di Palazzo Marino.
Ora, complice il crac della Lehman, siamo a quota 370 milioni.
La denuncia è arrivata ieri dal Pd, che ha annunciato per lunedì una raccolta di firme con la quale verrà chiesta, entro venti giorni a norma di statuto, la convocazione di un consiglio comunale straordinario che discuta i provvedimenti da assumere per contrastare la crisi. Primo fra tutti, come propone il consigliere Davide Corritore, l'impugnazione dei contratti. Non solo. Il Pd, che già in maggio aveva presentato un esposto in Procura sul tema derivati, ipotizzando il fatto che le banche avessero posto in essere una truffa aggravata garantendosi un ingiusto profitto attraverso le commissioni occulte (la magistratura poi intervenne a giugno perquisendo le banche e acquisendo materiale anche in Comune), depositerà lunedì un'integrazione all'esposto «chiedendo ai magistrati una confisca conservativa dei beni alle banche già finite sotto indagine».
Si parte da un dato: l'indice che stima la quotazione di rischio di insolvenza (il cosiddetto 
credit default swap) delle quattro banche cui si è rivolto il Comune per stipulare i derivati, Deutsche Bank, JP Morgan, Depfa Bank e Ubs, è passato in media dall'1,08 al 2,40%. Per Ubs, l'istituto che a detta di tutti gli operatori ha i maggiori rischi in essere, è addirittura triplicato. Ed è stato proprio questo aumento dell'indice di rischio che ha fatto lievitare di 70 milioni di euro in due mesi la valutazione negativa dei contratti derivati in essere.
Tutti i soggetti che fin qui hanno esaminato le carte dei derivati del Comune hanno posto il problema delle scarse tutele. La Corte dei Conti, in particolare, ha evidenziato che «le banche incaricate dell'operazione non hanno rilasciato alcuna specifica garanzia in ordine alla restituzione del capitale all'ente pubblico allo scadere del trentesimo anno ». L'audit interno si era espresso così: «Esprimiamo dubbi sulla efficacia delle garanzie del pegno, costituito presso le medesime banche arrangers ».
Corritore insiste sulla necessità di «non perdere altro tempo, visto che otto mesi fa avevamo denunciato perdite per 120 milioni, man mano lievitate senza che si facesse nulla per affrontare la situazione. Oggi -- aggiunge -- c'è anche il problema degli effetti della crisi internazionale e non possiamo lasciare esposti i soldi della cittadinanza ». La strada era stata indicata dalla Corte dei Conti, che aveva invitato il consiglio comunale «ad adottare i possibili interventi correttivi ritenuti opportuni, ovvero ad invitare i competenti organi comunali a provvedere».
Il commento politico è del capogruppo del Pd, Pierfrancesco Majorino: «La latitanza di sindaco, giunta e maggioranza ci preoccupa. Ci muoviamo noi, anche se il problema dovrebbe attivare l'amministrazione, che ci auguriamo non pensi di risolvere la questione derivati individuando un capro espiatorio».

di Elisabetta Soglio
Da Il Corriere della Sera del 20 settembre 2008
 
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