30 December 2009

Che opinione avrebbe Craxi sulla gestione di Milano?

Il 13 maggio 1989, nell'ex Ansaldo di Milano, Bettino Craxi inaugurò il congresso nazionale del PSI con un celebre discorso che descrisse la città con un'analisi impietosa. 
"L'inquinamento atmosferico tocca punte di avvelenamento. Occorre intervenire con urgenza, utilizzando le tecnologie disinquinanti che sono già pronte. C'è ritardo urbanistico, mancano le case. Gli affitti diventano inaccessibili e i valori immobiliari salgono alle stelle. Occorre un piano di emergenza. Un'opera di civiltà non meno necessaria è attesa in tante periferie, dove regna l'isolamento, il degrado e l'emarginazione sociale. Si deve andare alla ricerca di tutto ciò che può essere riconquistato e riconsegnato all'uso della collettività. Così come deve essere riconquistato il tempo che si perde per il cattivo funzionamento dei servizi, per la carenza di infrastrutture, per i ritardi incredibili che si registrano nelle fondamentali opere di modernizzazione". 
Inquinamento, casa, degrado delle periferie, mobilità: le emergenze cittadine denunciate da Craxi 20 anni fa sono rimaste esattamente identiche. Cioè il centro destra milanese, che nel 2011 concluderà il quarto mandato amministrativo consecutivo, non è stato in grado di risolverne neanche una. La domanda è d'obbligo, nei giorni delle onorificenze politiche e alla luce dei ricordi congressuali dell'Ansaldo: se Craxi fosse ancora in vita, che opinione avrebbe sulla capacità gestionale di chi propone di intitolargli  un luogo della città? 

Davide Corritore, Gruppo consiliare del Partito Democratico